In memoria di P. Fabio Giardini o.p. (1929-2009)

 

 

Nel pomeriggio dell’8 febbraio 2009, domenica, a Firenze ha raggiunto la luce eterna fr Fabio Giardini, domenicano noto in tutti gli ambienti ecclesiastici e non e stimato per le sue doti umane e per la carica di spirito cristiano che sapeva trasmettere.

Era nato a Forte dei Marmi, in Versilia, il 7 agosto 1929, e aveva frequentato le scuole elementari e medie nel paese natale e il primo anno di liceo a Viareggio.

Sedicenne indossò l’abito domenicano nel Convento di S. Marco a Firenze e trascorse l’anno di noviziato nel convento napoletano di Barra, emettendo la professione il 30 novembre 1946.

Dopo alcuni anni di studio trascorsi nella sua provincia di S. Marco, nel 195° fu inviato per le sue spiccate qualità a studiare a Roma, all’Angelicum, dove avrebbe trascorso quasi tutto il resto della sua vita. Infatti vi frequentò i corsi di filosofia e teologia e il 26 ottobre 1955 vi conseguì il dottorato in teologia, discutendo in latino la tesi Dal bene trascendentale all’amore come ritorno a Dio in San Tommaso d’Aquino.

Contemporaneamente aveva ricevuto tutti gli ordini sacri ed era stato ordinato prete il 21 febbraio 1954.

Dall’anno accademico 1956/57 diede inizio ai suoi corsi all’Angelicum, subito dopo dichiarato pontificia università San Tommaso, e mantenne questo impegno per cinquant’anni: un record! Insegnò teologia morale e teologia spirituale, fu decano della facoltà di teologia dal 1977 al 1980, preside dell’Istituto di spiritualità dal 1970 al 1976 e dal 1993 al 1999 e vice rettore dell’università dal 1985 al 1993. Con tono suadente, denso, tranquillo sapeva trasmettere dottrina e umanità. Ed era stimato ed invitato anche all’esterno e non si sottraeva a nessun impegno in cui potesse comunicare da buon domenicano i suoi valori: convegni, ritiri spirituali, conferenze, cicli di lezione, animazione di gruppi, come il vicino gruppo giovanile di San Bernardino, diretto da don Roberto Amendolagine.

Conosceva e parlava bene diverse lingue e durante l’estate non disdegnava di andare a sostituire il parroco di un villaggio svizzero. Inoltre andò “in giro in tutto il mondo a dare lezioni di teologia ai giovani sacerdoti sparsi nel globo terraqueo”, nelle Filippine, negli Stati Uniti, in Corea, dove si recò a valutare la situazione locale nella prospettiva di fondarvi un convento domenicano. Negli anni ’70, recandosi dalla Danimarca alla Svezia per un Congresso “fece naufragio su una nave. Un’avventura tremenda in mezzo all’oceano. Si salvò per miracolo, com’era giusto che fosse”.

I suoi interessi culturali avevano come oggetto tutti gli aspetti del rapporto degli uomini con il trascendente, dalla spiritualità dei padri del deserto alla preghiera, dall’escatologia alla morale politica, dall’affettività e la morale sessuale alla direzione spirituale. Per i suoi meriti scientifici nel 1987 fu nominato maestro in teologia.

Pubblicò molte opere, libri e articoli, soprattutto in italiano e in inglese, ultima delle quali un’arricchente riflessione sulla morte e l’aldilà: Il desiderio del paradiso nella vita cristiana, Roma 2003. Lasciò anche molti scritti inediti, soprattutto una voluminosa pila di quaderni costituenti il suo diario. Quando me li consegnò, prima di lasciare l’Angelicum nell’estate del 2007 per trasferirsi in Toscana, mi disse: “Fanne quello che vuoi”. Io gli feci notare che perchè scritti personali potessero essere messi a disposizione di lettori e studiosi era necessario che fosse trascorso un certo lasso di tempo dalla loro stesura. Al che ribatté: “Non ho scritto nulla di scandaloso e non ho mai parlato male di nessuno!”. Li sigillai, senza neanche sfogliarli, in una grande scatola e li depositai nell’archivio. A suo tempo leggendoli ed eventualmente pubblicandoli si potrà conoscere appieno la sua grande anima, la ben temprata personalità di chi non aveva mai parlato male di nessuno.

Per questo “era un grande. Per anni ho sperato che lo facessero papa. E avevo ragione… Negli ultimi tempi, stanco, non era più lui. Aveva perso la vernice luminosa e serena che l’aveva sempre contraddistinto. Credo che sia morto contento di morire. Riposerà certamente in pace”. È quanto ha scritto nel suo diario in linea un suo amico, conterraneo e coetaneo giornalista, Giorgio Giannelli, comunicando ai versiliesi la sua scomparsa. Dal diario di questi abbiamo anche tratto quanto riportato nel testo tra virgolette.

Fr Carlo Longo op.

 

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